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San Pietro: Storia

Storia.    


LA CHIESA DI SAN PIETRO




L'antichissima chiesa di «San Pietro in Strata», nei sobborghi di Cesena, sorta sul sito di un primitivo edificio cristiano di origine ravennate e risalente al VII-VIII secolo, fu donata il 19 maggio 1155 dal vescovo Oddone al Capitolo della cattedrale.
Nel 1197 il «Priorato di San Pietro» apparteneva alla congregazione di Santa Maria di Vincareto, monastero situato presso Collinello, della diocesi di Forlimpopoli.

Nel 1225 insieme a Vincareto il priorato di San Pietro fu aggregato all’Ordine dei Canonici regolari di San Marco di Mantova e l’8 aprile 1315 dal vescovo Giovanni fu dichiarato esente dalla propria giurisdizione. Nel 1319 il priorato venne eretto come parrocchia. Il primo parroco fu padre Lucio Tiberti, nobile cesenate, definito "priore camaldolese" ma sempre appartenemete alla congregazione di Santa Maria di Vincareto collegata a sua volta ai Canonici regolari di San Marco di Mantova.
Nel 1400, venne assegnato a don Filippo Tiberti di Cesena, priore Camaldolese. Divenuto commenda nel 1467, dal 5 giugno 1492 venne concesso al cardinale Andrea Cibo.

Nel 1517 (con bolla di papa Leone X datata 17 dicembre e susseguente rinuncia del card. Cibo del 30 gennaio 1518) il priorato di San Pietro con i relativi beni passò alla mensa del Capitolo della basilica di San Giovanni in Laterano che lo governò per mezzo di un cappellano o vicario amovibile che, dopo il concilio di Trento, diventò perpetuo. Nel 1573 fu nominato vicario perpetuo don Giovanni Francesco Fronticelli.
Nel 1755 l’amplissima cura di San Pietro fu divisa in due con l’erezione di una vicaria nell’oratorio di S. Anastasia di Gattolino; questa, poco dopo, fu eretta parrocchia dal vescovo Guido Orselli il 13 gennaio 1756.

Analoga richiesta fatta per Macerone (Vinciglie Nuove) fin dal 1845 troverà una prima attuazione verso la fine del secolo per iniziativa del canonico G. Brunazzi fino alla nascita della nuova parrocchia il 22 marzo 1938.
Alla fine del Settecento, esattamente nel mese di marzo 1792, iniziava la demolizione dell’antica chiesa di san Pietro che già da alcuni decenni versava in condizioni fatiscenti. Don Romualdo Solaroli, parroco dal 1756, ne descrive il progressivo deterioramento ormai divenuto irreversibile. La chiesa è orientata con la facciata verso la città, ad occidente e ha tre navate. Davanti alla chiesa vi è l’antico cimitero che i fedeli devono attraversare per recarsi dentro l’edificio sacro.

Gli archi della navata di destra, in seguito ad appropriate perizie predisposte dal Capitolo Lateranense, sono stati chiusi per impedire un crollo nell’edificio. Si tratta di un consolidamento provvisorio che scoraggia la prospettiva di proseguire nella direzione del recupero: si fa strada il progetto di una demolizione completa e della costruzione di una chiesa nuova..
Il progetto della nuova chiesa fu affidato all'architetto cesenate Curzio Brunelli che scelse per l'edificio il nuovo orientamento nord-sud consentendone l'accesso attraverso un apposito viale che partiva dalla via del Mare. Lo stile della facciata è neoclassico e l'interno, ad una sola navata, è un po' più ampio di quello della chiesa precedente.

Il parroco che seguì tutti i lavori fu don Vincenzo Carradori, nato a San Pietro nel 1750. Nominato parroco nel 1791 vi resterà per 36 anni, fino alla morte avvenuta nel 1827. Sono gli anni che seguono la rivoluzione francese e del periodo napoleonico.
Nelle vicende della costruzione della chiesa e della successiva sistemazione del suo arredo interno, gli avvenimenti napoleonici giocarono un ruolo fondamentale. Nei primi giorni di novembre 1798, infatti, si videro le conseguenze pratiche della soppressione dei padri Carmelitani, decisa il 13 novembre 1797 dall’Amministrazione centrale di Ravenna.

Circa le suppellettili e gli arredi sacri delle chiese soppresse, la Municipalità aveva dato incarico al cardinale Carlo Bellisomi, vescovo di Cesena, di farne dono a quelle chiese della città di Cesena o della diocesi che ne avessero avuto bisogno.
La nuova chiesa di San Pietro, ancora spoglia, ebbe così l’inattesa dotazione degli importanti arredi del soppressa chiesa dei Carmelitani. La solenne inaugurazione e la consacrazione della nuova chiesa avvennero il 13 ottobre 1799 col rito presieduto da mons. Nicolò Buschi, nativo di Cesena, arcivescovo titolare di Efeso e canonico della patriarcale basilica lateranense, con licenza del cardinale Carlo Bellisomi, vescovo di Cesena. La sede apostolica era vacante per la morte del papa Pio VI avvenuta a Valence il 29 agosto 1799.

Nuovi lavori furono eseguiti per iniziativa di don Enrico Magni dal 1922 al 1929 soprattutto negli ambienti della canonica; egli ne dava relazione in occasione della visita pastorale del 1° luglio 1928. Il parroco informava che era in atto la raccolta per la costruzione del campanile, vera impresa che fu portata a compimento nel 1931. La consacrazione da parte del vescovo Alfonso Archi avvenne il 29 giugno 1931.
La chiesa fu in parte distrutta, durante un'incursione aerea, il 13 maggio 1944. Leggiamo nelle risposte al questionario della Visita pastorale del 16 luglio 1950 redatte da don Enrico Magni: «Quasi tutto il coperto distrutto. Rimasto in piedi parte del muro est: distrutto interamente quello nord e ovest; danneggiato il muro sud. Fu distrutta il 13 maggio e il 18 ottobre. Colpita da bombe di aeroplano e da granate. (…) è rimasto distrutto il quadro di S. Pietro, opera pregevole di Zuccari; quello di S. Elia Profeta del Corrado; quello di S. Teresa di Gesù e del Crocifisso anch’essi pregevoli, ma d’ignoto autore; danneggiati o distrutti molti altri quadri. Nessuna statua è stata distrutta. L’organo è distrutto; poco materiale potrà essere riutilizzato (…) è rimasta semidistrutta la sede delle Associazioni cattoliche annessa alla casa canonica e costruita nel 1940. Distrutte le stanze nel piano superiore; danneggiate le altre. L’archivio colpito da mitraglia. Molti registri danneggiati».

A cura dello stesso don Magni, la chiesa fu riedificata con l’abside spostato più a nord e con l'aggiunta dei due bracci laterali del transetto. La canonica fu completamente riustrutturata negli anni 1958-1962. Il 7 aprile 1963 il vescovo Gianfranceschi poneva la prima pietra delle opere parrocchiali che sarebbero state inaugurate l'anno seguente. Sempre nel 1963 veniva realizzata dal pittore Giovanni Cappelli la pala dell'altare Pietro savato dalle acque.
Una lapide posta in fondo alla chiesa, accanto all’ingresso, ricorda i lavori di restauro apportati nel 1972 da don Rino Bartolini per rendere l’edificio più idoneo “al culto divino secondo le esigenze della riforma liturgica”. Notevole fu l'apporto dell'architetto Ilario Fioravanti al quale si devono la sistemazione del presbiterio, con la realizzazione dell'altare, dell'ambone e della croce astile. Opera di Fioravanti furono inoltre le sette vetrate e la statua del patrono a lato dell'ingresso della chiesa.

Nuovi lavori di restauro furono intrapresi nel 2011 per l'integrale rifacimento delle coperture della canonica e degli edifici contigui adibiti ad opere parrocchiali. Nel 2004 era stato rinnovato l'impianto di riscaldamento, suddiviso in tre settori: pian terreno della canonica, abitazione e appartamento per ospiti.
Nel 2017 è stata restaurata la chiesa con il rifacimento della copertura, consolidamento delle strutture portanti, ripresa dell'intonaco, tinteggiatura delle pareti e delle volte, levigatura della pavimentazione in marmo rosso di Verona, installazione di un nuovo impianto di illuminazione con fari ad alta resa e basso consumo, risanamento delle panche. È stato inoltre restaurato il campanile con interventi esterni ed interni, con particolare cura alla cella campanaria, alla copertura e ai solai interni con l'adeguamento di sicurezza delle scale che conducono in cima.
Il territorio della parrocchia di San Pietro fino alla metà del 1700 era molto esteso. Dal 1756 sono nate sette nuove parrocchie: Gattolino (1756), Macerone (1938), Case Finali (1956), Madonna del Fuoco (1956), Capannaguzzo (1958), Ponte Pietra (1959) e Santo Stefano (1972) mentre alcune parti sono andate a S. Egidio (1953), Villa Chiaviche (1959) e Calabrina (1961).

Tutti gli aspetti della vita della comunità parrocchiale e delle vicende più strettamente pastorali sono riportati e documentati nel volume Ecclesia Sancti Petri di Giovanni Maroni (Stilgraf Cesena, 1999), mentre le vicende legate al bombardamento del 1944 sono narrate nel libro Quel tredici maggio a San Pietro di Walter Amaducci (Stilgraf Cesena, 2010). Le origini del priorato e le sue trasformazioni lungo i secoli sono oggetto dello studio di Walter Amaducci Il priorato di San Pietro a Cesena, pubblicato dalla Società di Studi Romagnoli nel 2019, in coccasione della ricorrenza dei settecento anni della parrocchia.





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